MAREK HAMSIK: L’ULTIMO CAPITANO

Nell’immaginario, quando una bandiera si ammaina, si ascolta il «Silenzio». La partenza di Marek «MareKiaro» Hamsik da Banská Bystrica (classe 1987) – indiscusso gonfalone del Napoli della rinascita post serie C – invece è destinata a fare rumore. Perché c’è tanto da dire; da raccontare della sua straordinaria parabola in azzurro-partenopeo. Ora che le sirene cinesi del Dailan lo strapperanno all’abbraccio del San Paolo (forse lunedì o martedì la cessione ufficiale); ora che le strade del giocatore più rappresentativo del dopo-Maradona se ne andrà – lasciato da De Laurentiis e Ancelotti – alla caccia di ultimi scampoli di gloria (e ricchi ingaggi) là dove non ci sono Juventus (perennemente) da rincorrere. Ma nemmeno «Curva A» e «Curva B» a farne l’emblema del rilancio (calcistico) di una città intera. Lui, il poliedrico slovacco dalla falcata incontenibile. Un po’ mediano, un po’ ala, un po’ trequartista. Coi suoi tatuaggi, le acconciature surreali e quel sorriso guascone da (disciplinato) «monello». Un «colpo» (in tutti i sensi) per il tifoso napoletano che ieri sera, a margine del 3-0 alla Samp ha salutato il giocatore, lacrime agli occhi, in un ultimo giro di campo. Di quelli che annunciano addii, artigliando la bocca dello stomaco. I motivi concreti della partenza improvvisa a mercato ampiamente chiuso? I circa 20 milioni di euro che i cinesi verseranno al Napoli e i 9 milioni netti l’anno (più bonus) per tre anni al giocatore. Tanta «roba», per un capitano – a torto o a ragione – dall’entourage azzurro considerato a fine carriera e comunque in «calo motivazionale».

I record con il Napoli

Forse però solo un arrivederci (Hamsik ha più volte detto che gli sarebbe piaciuto vivere a Napoli) per l’uomo che col Napoli e per il Napoli ha battuto più di un record, pilotando il sodalizio del «DeLa» fino a sentire (più volte) l’odore dello Scudo. Fra secondi posti in eterni inseguimenti, missioni-Champions rocambolesche e sfortunate, Coppe Italia e gol. Questi sono 121 in gare ufficiali (record assoluto per il Napoli) di cui 100 in serie A e 16 nelle coppe internazionali; in 520 presenze totali (record azzurro), di cui ben 80 nelle competizioni continentali (altro primato). Undici stagioni e mezza «filate» con la maglia vesuviana per conquistare due Coppe Italia (2011-12 e 2013-14) e una Supercoppa (2014) ed essere inserito nella squadra dell’anno del 2011, 2016 e 2017 dall’Associazione Italiana Calciatori. Numeri di un giocatore che più volte è stato inseguito da altri sodalizi e più volte ha resistito e non se n’è andato. Gioiello più prezioso di De Laurentiis sì, ma anche personalmente legato a una città che lo ha fatto «proprio». Questioni di affinità.

Da Bratislava a Brescia fino al San Paolo

Eppure l’avventura italiana di questo ragazzo solare, dopo le prime uscite da pro nel «natìo» Slovan Bratislava, era cominciata grazie alla lungimiranza (e alla rete di osservatori) di Gino Corioni che – per 60mila euro, a soli 17 anni nel 2004 – lo aveva portato al suo Brescia. Esordio in A nel marzo successivo contro il Chievo; quindi due stagioni B con le Rondinelle (74 gare totali con 12 gol), prima del passaggio al Napoli. Un arrivo non precisamente trionfale: nel giugno 2007 il centrocampista slovacco (pagato 5,5 milioni) arriva – con Ezequiel Lavezzi – fra i mugugni dei tifosi che non giudicano i due acquisti all’altezza di un Napoli ambizioso. E invece… Marek si prende la maglia numero 17 e – subito – s’impone. In gol la prima volta in A già a settembre (vittima la Sampdoria), nel gennaio successivo, lui che, sulla carta, è un mediano, mette a segno anche la prima doppietta contro la Lazio al San Paolo. In mezzo tanta corsa, qualità tecnica e agonistica: nasce un «amore vero». Nel 2009-2010, segnando 12 gol in 37 gare di A, sarà il capocannoniere della squadra per il terzo anno di seguito: l’ultimo a riuscirci era stato Diego Armando Maradona, top scorer azzurro per quattro stagioni di seguito (84-88).

Punto fermo

Punto fermo inamovibile per i vari Reja, Donadoni, Mazzarri (che lo avanza al fianco di Lavezzi, alle spalle della prima punta) e poi di Rafa Benitez e Sarri, Hamsik arriva fino all’attuale gestione-Ancelotti. In odore di partenza da più di un annetto, chiaramente ai margini del progetto tecnico dell’uomo di Reggiolo, la scelta di queste ore lo porta in Cina. Là cercherà nuovi stimoli e una chiusura di carriera degna, portandosi addosso quel soprannome «MareKiaro» che già parla di nostalgia.

CORRIERE.IT

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